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Shantaram: viaggio nell’India di Gregory David Roberts

Il fascino dell’esotico Oriente, chi di voi non l’ha mai subito? Quei colori accessi, i profumi speziati, i paesaggi caldi, i profili delle città dalle geometre uniche…non so a voi, ma a me è già venuta voglia di prendere un aereo e partire all’istante. Per fortuna, in questo periodo in cui le ferie sono ancora lontane mentre gli altri già si crogiolano al mare, mi ha fatto viaggiare e trasportato in India Shantaram, il libro di Gregory David Roberts pubblicato nel 2003 da Neri Pozza, di cui vi avevo parlato qualche settimana fa (nell’articolo che vedete sotto in preview).

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La storia che mi ha portato a questo libro, come scrivevo nell’articolo precedente, risale a diversi anni fa, ma, fino ad oggi, non mi ero mai sentita del tutto pronta ad affrontare una lettura come questa. Le frasi di incoraggiamento come “ti cambierà ogni prospettiva” o “è incredibile,” legate ad una storia ambientata in India, che per di più aveva un pizzico di misticismo, me lo avevano fatto ritenere troppo lontano alla me di 21 anni. Così avevo tenuto il titolo ben conservato nella mia mente, per non perderlo tra i mille altri consigliati da persone incontrate, ma persi nel dimenticatoio, e dall’inizio del 2017, complice anche lo yoga, mi sono decidere a leggere Shantaram.

Shantaram, che per me ha un suono così armonioso, in lingua marathi (una lingua indoaria parlata in India). significa “uomo della pace di Dio“, ed oltre ad essere il titolo del libro e anche uno dei tanti nomi che viene assegnato al protagonista, detto anche Lin. Nonostante quello che possa suggerire questo nome, la sua non è la storia di un santone, ma quella tra luce e ombra di un uomo comune, ma non troppo. Nelle primissime pagine scoprirete che Lin è un fuggiasco, è scappato da una prigione dell’Australia ed è arrivato in India, a Bombay (detta oggi Mumbai), città metropolita dalle mille culture, lingue e religioni.

Come saprete se mi leggete già da un po’, queste due righe sono le uniche cose che troverete sulla trama del libro: credo che non abbia alcun senso scrivere delle righe sulla storia del libro che potete trovare su qualsiasi sito, oltre che sulla quarta di copertina, preferisco raccontarvi le sensazioni e suggestioni che la sua lettura mi ha suscitato.

Sicuramente l’impressione che avevo avuto a 21 anni era corretta: all’epoca non avrei avuto la disposizione non tanto per affrontare la lettura in sé, ma per apprezzarla appieno come è successo ora. Il dissidio interiore, le battaglie con se stessi e con i propri demoni caratterizzano delle fasi della vita di quasi tutti noi e seppur la storia di Lin nella sua particolarità esaspera e porta agli estremi il conflitto tra luce e ombra, rappresenta, comunque, la tensione universale a fare del bene e del proprio meglio con gli ostacoli, le trappole e gli inganni che il mondo ci mette di fronte. Senza arrivare alla sua dipendenza dall’eroina, ci si può annebbiare la mente in molti modi (alcool, sesso, diete estreme, allenamenti duri) pur di non sentire la costante pressione dell’insoddisfazione personale, ma come Lin dovremmo avere sempre un buon amico che vegli su di noi e ci riporti indietro alla vita quando avremmo solo voglia di arrenderci di fronte all’ennesimo fallimento.

Emblema della lotta interiore di Lin è Bombay, città dalla doppia, se non triplice, anima: accanto agli hotel lussuosi e moderni sorgono gli slum, le baraccopoli indiane abitate da centinaia di migliaia di persone, che seppur circondati dal fetore e dalla sporcizia vivono con estrema solidarietà e fratellanza. Ed è solo abitando nello slum che Lin ritorna a fidarsi del genere umano, a notare nuovamente la sua bontà oltre alla crudeltà e all’egoismo di molti: il cuore grande degli indiani riuscirà a trovarlo e a sentirlo sulla sua pelle solo tra gli ultimi, tra i più poveri della città.

Leggere Shantaram è un’esperienza totalizzante, si continua a risentire le parole di G. D. Roberts per giorni; ma bisogna lasciarsi andare, abbandonarsi alle mille e diverse emozioni che proverete tra le sue pagine senza giudicare da subito, semplicemente godendosi il viaggio.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.

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