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Leggere Lolita a Teheran: la vera storia di letture proibite

Ci sono delle domeniche in cui ci sveglia con la voglia di restare dentro il proprio letto-bozzolo. Ecco, oggi è una di quelle: senza troppa voglia di fare e ancora mezza intontita sono rimasta accoccolata sul divano cullata dal ritmo lento della pioggia. Per quanto possa sembrare strano l’autunno è arrivato anche in Sicilia. Una tazza di tè chai e qualche pancake più tardi, mi sono finalmente decisa a dare una piccola rinfrescata al blog. Grazie al generosissimo aiuto del mio web master, nonché ex collega Giuseppe (grazie ancora Trupy!), ho cambiato template e dato una piccola verniciata alle pareti virtuali. Non so ancora se questi colori mi soddisfanno appieno, ma per il momento questo è il nuovo mood. Che dite: vi piace? Cari lettori (anche quelli fantasma), palesatevi e fatemi sapere! Mi interessa il vostro giudizio e aspetto di leggerlo tra i commenti.

Passando, invece, all’argomento da cui il titolo del post, vi parlo di uno degli ultimi libri letti: il bellissimo romanzo-ispirato a una storia vera-Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi.  La storia vera da cui nasce il libro è proprio quella di Azar, professoressa di Letteratura Inglese presso l’Università Allameh Tabatabai di Tehran, incarico che svolse fino a quando trovandosi impossibilitata a continuare le lezioni per il giro di vite attuato dal regime dell’ayatollah Khomeini, si licenzia. Ma l’amore per i grandi romanzi europei e americani, la porta a coltivare privatamente la sua passione per l’insegnamento della letteratura angloamericana coinvolgendo sette delle sue ex studentesse universitarie in delle lezioni-dibattito che si tenevano nella sua casa. Lontane dagli occhi indiscreti dei compagni (sempre pronti a denunciare le proprie colleghe donne per qualsivoglia motivo!) analizzano e studiano insieme alcuni dei libri messi al bando dal regime, tra cui Lolita, Madame Bovary, Orgoglio e Pregiudizio, Daisy Miller, Cime tempestose, Il Grande Gatsby e Invito a una decapitazione. Le pagine di Leggere Lolita a Teheran nascono proprio dagli appunti e dai ricordi di quelle lezioni informali, in cui la letteratura diviene una chiave di lettura del regime islamico, delle sue restrizioni e degli enormi effetti che ebbe sulla vita delle donne. 

 

Per quanto questo fosse un capitolo abbastanza noto della storia dell’Iran, leggere a chiare lettere la vita di Azar, Nima, Mashid, Manna, Yassi, Mitra, Sanaz, Azin e Nassrin e tutte le vessazioni, umiliazioni, proibizioni che le hanno inflitto è stato veramente forte. Spesso ci si dimentica, soprattutto in questi ultimi tempi bui e pieni di xenofobia, quanto hanno sofferto le popolazioni di questi paesi che non esitiamo a chiamare “nemico”: dall’imposizione del velo, alle restrizioni e i copri fuoco, fino alle violenze fisiche e psicologiche subite dalle donne iraniane semplicemente per aver voluto esprimere la loro identità.

E poi, ultimo ma non meno importante, la lettura: attività diventata sospetta e ai limiti della legalità se ad essere letti non erano i testi selezionati dal regime, ma i classici romanzi della letteratura angloamericana, che molti occidentali snobbano e giudicano come noiosi (senza nemmeno averli letti). Sicuramente la lettura non è una passione condivisa da tutti ed è giusto che ognuno abbia i propri hobby ed i propri gusti, ma non riesco nemmeno ad immaginare la vita in un paese in cui leggere un romanzo è proibito: per me, come per tutti i lettori, sarebbe una prigione. Eppure queste donne, realmente esiste e non frutto della fantasia della scrittrice, pur rischiando il carcere e punizioni molto gravi hanno sfidato un regime che le voleva tutte uguali, senza identità e senza libri per ritrovarsi ogni settimana a parlare e leggere insieme. E penso che quei giovedì mattina a casa della Prof. Nafisi abbiano avuto il gusto della libertà, della cioccolata calda, del mare in tempesta, delle notti stellate: in una parola del paradiso.

Questo bellissimo, stupendo libro (e se mi conoscete e avete letto qualche altro post, sapete per certo che non mi sbilancio mai così tanto con i giudizi) è una cartolina di speranza da un paese martoriato dalle guerre interne e dalle insensate dittature, è un messaggio che in un futuro di paura e divieti ci sarà sempre un gruppo di lettrici/lettori che rischieranno tutto pur di aver la libertà di leggere.

Sono passati cinque anni, da quando tutto è cominciato in una stanza luminosa di nubi, dove leggevamo Madame Bovary e mangiavamo cioccolatini da un piatto rosso come il vino, tutti i giovedì mattina. Dell’implacabile monotonia della nostra vita quotidiana non è cambiato quasi nulla. Io, invece sono cambiata, in un certo senso. Ogni mattina quando sorge il solito sole, quando mi sveglio e mi metto il solito velo davanti al solito specchio per uscire e diventare ancora una volta parte di quella che chiamano realtà, penso anche a un’altra “me”, nuda sulle pagine di un libro: in un mondo di fantasia, fissa e immobile come una statua di Rodin. E così rimarrò finché mi terrete nei vostri occhi, cari lettori.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l’odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.

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