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La Crepanza: la solitudine e l’amore ai tempi dei rave party

Musica assordante, alcol a fiumi, droghe leggere e pesanti, luci stroboscopiche e un’immensa aragosta di plastica. No, non sto descrivendo lo scenario dell’ultimo party a cui ho partecipato, ma lo sfondo di uno spettacolo contemporaneo che oscilla tra la solitudine più nera e l’amore più genuino, ma allo stesso tempo disperato. Sto parlando de La Crepanza, ovvero Come ballare sotto il diluvio di e con Francesco d’Amore e Luciana Màniaci, primo appuntamento della sesta stagione di Palco Off, andato in scena lo scorso fine settimana al Teatro Chaplin di Catania.

Negli strascichi allucinanti del Burning Man, un estenuante rave party che si tiene per giorni interni nel deserto del Nevada, si incontrano Amara e Mio e per un assurdo scherzo (del destino? della vita?) si ritrovano da soli. A fare loro compagnia c’è solo una grande aragosta gonfiabile. La folla, gli amici, i suoni: è tutto sparito e i due giovani sono gli unici sopravvissuti a una festa che ha le sembianze della fine del mondo. Totalmente diversi, ma ugualmente soli in quella pista-vita, Amara e Mio diventano l’emblema di una coppia moderna, accomunati solo dalla loro reciproca solitudine e insofferenti l’uno all’altra. Stare insieme diventa una necessità per sopravvivere alle fredde notti nel deserto del Nevada e si scende a compromessi anche per restare abbracciati senza darsi troppo fastidio.

O forse questa convivenza imposta in questo paesaggio infernale è solo un crudele aldilà, l’esito beffardo di una morte – tanto agognata dalla disperata e depressa Amara – che li canzona fino alla fine, burlandosi di loro stessi e della loro voglia di rinascere “belli e lucenti” come angeli. In questo inferno solitario e assurdo non c’è speranza e redenzione, nessuna divinità in cui credere: unico oggetto altro è l’aragosta, la grande e rossa aragosta. E in mancanza di un dio da pregare, ecco che anche un crostaceo di plastica può diventare sacro e santo. Basta pregare lei, basta credere in qualcosa che non sia il nulla per scappare dalla disperata realtà che li (e ci) circonda.

Assurdo, ironico, irriverente e drammaticamente attuale lo spettacolo di Francesco d’Amore e Luciana Màniaci (aka Maniaci d’amore) è il perfetto ritratto di una contemporaneità triste e dolorosa. “Amara come la vita” è la frase che la stessa Amara utilizza per parlare di se stessa e non potrebbe sceglierne una migliore per descrivere una condizione tanto strampalata da essere reale. Il desiderio disperato di essere amati, il bisogno umano di affidarsi a qualcosa di più grande di noi sono le risposte a quella che è forse l’unica nostra grande paura: la solitudine. Per combatterla, quando tutto il resto ha smesso di essere d’aiuto, può arrivare una culla immaginaria a pois, un bambino che smette di piangere ed essere triste solo se i genitori smettono di urlare e scontrarsi e tornano ad abbracciarsi. Ma non basta un figlio per portare amore dove tutto è nato dal timore di restare soli e appena Mio scorge il tanto atteso autobus, che lo riporti alla sua vita vera, corre a prenderlo senza indugio. Lui, in fondo, ha sempre sperato in una via di fuga e adesso che si è palesata all’orizzonte basta salirci sopra per ritornare alla normalità.

Semplice, diretto e spiazzante La Crepanza (termine che gli autori descrivono come “danza di morte”) è il quarto progetto di Francesco e Luciana (rispettivamente 34 e 32 anni) che dal 2009 lavorano insieme come drammaturghi, attori e formatori, per diverse realtà torinesi, quali il Circolo dei Lettori, la Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani e la Scuola Holden. Prodotto dal Teatro della Tosse di Genova, la Crepanza è il primo di un trittico di spettacoli sulla ricerca del sacro dal titolo Trilogia All’insù. Premiati e acclamati dalla critica, i Maniaci d’Amore hanno creato un dissacrante e surreale pugno nello stomaco, che da uno scenario improbabile e psichedelico di partenza ci conduce ad una fine amara e deprimente, tanto triste per la sua estrema verosimiglianza.

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La Crepanza, ovvero Come ballare sotto il diluvio

Una produzione MANIACI D’AMORE / Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse di Genova / Nidodiragno – Coop CMC
In collaborazione con Teatro di Messina

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l’odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.

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