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La durata di un inverno – Il terzo appuntamento di Palco Off Catania

Tutte le grandi storie d’amicizia iniziano probabilmente così: da due persone che discutono costantemente lanciandosi frecciatine non troppo sottili. Ed è così che inizia il semplice quanto splendidamente umano legame tra Andrea e Tea in La durata di un inverno, lo spettacolo andato in scena nei giorni scorsi per la stagione 2017/2018 di Palco Off Catania al Teatro del Canovaccio, realizzato dalla collettiva di Focus_2, con la regia di Giulia Lombezzi e il duo attoriale formato da Eleonora Gusmano e Ania Rizzi Bogdan.

Sullo sfondo di una squallida e fredda stanzetta condivisa, inondata di spifferi invernali, si incontrano Andrea (Eleonora Gusmano) e Tea (Ania Bogdan), due donne diversissime, ma accomunate dallo stesso destino un po’ crudele che le ha costrette a guadagnarsi da vivere prostituendosi. La freddezza e il cinismo della romana Tea si contrappongono alla dolcezza e ingenuità della giovane mamma rumena Andrea, espatriata nella speranza di guadagnare abbastanza per costruire una casa per la sua famiglia. L’impatto con la dura e gelida vita della prostituta la sconvolge e l’atterrisce; l’unica possibilità per sopravvivere al gelido inverno (fisico e metaforico) che cala minaccioso su di lei è avvicinarsi alla sua coinquilina Tea, nonostante le barriere che lei metta tra loro.

Con un pizzico di perseveranza e spontaneità pian piano Andrea riesce a far breccia nel suo cuore disilluso e diffidente e con questa nuova vicinanza che scalda corpi ed anime, le due prostitute vivono dentro quella piccola stanza come in un palla di neve, una bolla atemporale in cui aleggiano leggeri come fiocchi di neve ricordi e speranze, fantasmi e superstizioni, preghiere e bestemmie.

Vincitore del premio Donne e Teatro 2016 e portato sulla scena catanese di Palco Off da Francesca Vitale, La durata di un inverno ritrae la bellezza e la forza di un’amicizia tra donne che rompe e scardina le brutture di due vite al limite: attraverso la vicinanza e il contatto fisico le due donne riescono a superare anche quelle barriere psicologiche che le tenevano distanti riuscendo a sostenersi l’un l’altra. Andrea con la sua dolcezza materna accudisce e scioglie la burbera Tea, che di contro la aiuta ad essere più vigile e meno ingenua nei confronti dei clienti.

Forte, crudo, diretto ma soave e leggero allo stesso tempo, lo spettacolo di Giulia Lombezzi arriva dritto alle viscere degli spettatori, che, senza attaccarli duramente con lo spaccato rappresentato, li porta a farsi cullare e coinvolgere da un’amara quanto dolce amicizia che è ciò che di più prezioso possa esistere. L’interpretazione perfettamente complementare delle due  attrici riesce a ricreare una quotidianità in cui ci si immerge totalmente. Ania rappresenta efficacemente la “vecchia” prostituta abituata a vivere nello squallore e nella violenza, tanto da usarle lei stessa come arma di difesa. Dalla battuta, crudele, sempre pronta, ha un’intelligenza vivace e un pragmatismo disarmante che butta letteralmente in faccia, con ogni suo gesto, tutto il suo cinismo per la vita.  Eleonora invece nell’interpretare Andrea è il ritratto dell’ingenuità  che pur nella disperazione non smette di affidarsi mai alla speranza e alla fede nella sua Madonnina. Pur nella sua semplicità, non è mai grottescamente sciocca, semmai pronta a tutto pur di non perdere la forza di sorridere e di ballare per le sue bambine.

Eppure l’una senza l’altra non resisterebbero al gelido inverno e ai suoi crudeli spifferi; solo la pura amicizia che alla fine le lega indissolubilmente le porta a vivere davvero e a continuare a sperare nella fine di questa fredda stagione.

 

 

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.

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