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Sic transit gloria mundi. E se il papa fosse donna?

Vi siete mai chiesti come mai le donne non possano diventare sacerdote o addirittura papa? Ad essere sincera io sì: da bambina mi incuriosiva moltissimo questa discrepanza e crescendo la subalternità della donna nella fede cattolica è stata in parte causa del mio allontanamento e rifiuto per le regole e le convenzioni della religione.

Su questo aspetto prova a farci riflettere, con un pizzico di satira, Sic transit gloria mundi, lo spettacolo andato in scena nei giorni scorsi per la VI stagione di Palco Off Catania alla Sala Chaplin, scritto da Alberto Rizzi, interpretato da Chiara Mascalzoni e prodotto da Ippogrifo Produzioni – Verona.

Con irriverenza e ironia il monologo, studiato e ideato da Rizzi, mette in luce la discriminazione del genere femminile nel Cattolicesimo: da oltre 2000 anni una delle religioni monoteiste più praticate al mondo emargina la donna escludendola totalmente dagli incarichi ecclesiastici più alti, ma soprattutto la dipinge come un essere inferiore, sottomessa all’uomo, peccatrice, scaltra manipolatrice, dotata di poco intelletto e arguzia.

Attraverso la surreale vicenda di Papa Elisabetta I, la prima donna a salire sul soglio di Pietro, lo spettacolo divertente e canzonatorio affronta il tema antico ma sempre attuale del maschilismo imperante della religione cattolica ed ancor di più del mondo occidentale. Tramite una lettura insolita della storia della Chiesa cattolica, si inscena il ruolo e la funzione della donna in tutto l’Occidente, da Pitagora a Sant’Agostino, da Oddone di Cluny a Sant’Ambrogio. Si ride molto e si pensa altrettanto, soprattutto alla violenza, all’esclusione e alla discriminazione a cui la donna è stata sottoposta fin dai tempi di Eva.

In un excursus della durata di 40 minuti l’attrice Chiara Mascalzoni, utilizzando registri vocali differenti e vari dialetti, interpreta la parola dei vari padri della Chiesa, raccontando come la figura femminile sia stata sempre bistrattata ed esclusa da tutte le questioni di maggiore importanza per la fede cristiana.

Geniale, divertente e molto approfondito il monologo di Rizza porta spettatrici (e spettatori) ad interrogarsi sulla reale condizione femminile nel mondo occidentale, sia all’interno della cornice religiosa dello spettacolo che nella vita di tutti giorni. Ma la parità di genere e di diritti è realmente la stessa per uomini e donne nel 2018? Nonostante la religione sia diventata sempre più una questione privata che poco a che fare con la vita quotidiana di oggi, possiamo davvero dire di avere uguale accesso alle cariche ecclesiastiche? La risposta in questo caso è chiaramente negativa ed anche se Papa Bergoglio ha archiviato il problema con una spiegazione grammaticale – “La Chiesa è donna!  È ‘la’ Chiesa, non è ‘il’ Chiesa. Non esiste la Chiesa senza questa dimensione femminile, perché lei stessa è femminile” – resta il NO diretto e chiaro alla questione del sacerdozio femminile.

Come ha scritto l’accattivante Albero Rizzi: Per te Miss Papa finisce qui. 

 

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.