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Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia. L’incosciente lotta ai pidocchi

Chi non ha mai pensato di ribellarsi e reagire ai problemi della nostra terra che ci fanno indignare? Ultimamente, anzi, è un sentimento diffuso che coinvolge un po’ tutto il paese, ma quello di cui vi voglio parlare è più circoscritto e riguarda alcuni abitanti di Lortica, paese in cui si svolge l’azione dell’ultimo romanzo di Giuseppe Rizzo, Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia. In questa seconda opera, il giovane autore e giornalista agrigentino mette in luce i classici e tristemente noti problemi della nostra terra con spirito e arguzia, guardandoli con gli occhi di tre giovani, Osso, Pupetta e Gaga, cervelli in fuga andati via dal loro paese per inseguire sogni, lavori e quant’altro.

Il titolo, esplosivo come la bomba­-arancia in copertina, prefigura l’intento rivoluzionario dei protagonisti e la voglia di sradicare tutti quei luoghi comuni sulla Sicilia, che come si legge nelle pagine del romanzo, spesso sono gli stessi isolani ad aver alimentato e radicato e che ha portato gli altri a vedere e categorizzare la nostra isola riducendola a una miscellanea di arancini, fichi d’india, mare, sole, mafia e caponata. E allora eccola lì, la frase d’apertura del romanzo che si ritrova lapidaria nella quarta di copertina “La Sicilia non esiste. Io lo so perché ci sono nato”.

Asciutta, tagliente, provocatoria, perché in effetti la Sicilia descritta tramite metafore e citazioni prese in prestito dai vari autori siciliani, non è che una costruzione immaginaria, fittizia, è quel ridurre tutto a stereotipi e preconcetti che per i personaggi del romanzo, e dietro di loro l’autore, vorrebbero demolire. Ma non è solo in questa battaglia che si esplica la rivoluzione dei tre amici: infatti si ritrovano a Lortica per burlarsi del sindaco del comune, scaricando davanti al suo balcone quintali di letame e da questo scherzo apparentemente innocuo prende avvio una vera lotta contro i “pidocchi” del paese, termine che l’autore usa per indicare e connotare i mafiosi. Lo scrittore esprime, infatti, la sua opinione sul rischio che si corre a parlare e scrivere di “cosa nostra” in maniera retorica:

“Secondo me, ogni volta che si scrive un articolo si racconta la storia di uno di loro, secondo me bisognerebbe fare questa premessa: il pidocchio tal dei tali ha vissuto di merda, ha ingoiato la merda degli altri pidocchi e degli sbirri ogni giorno che il cielo l’ha mandato in terra, ha dormito in posti di merda per scappare alla merda del carcere dura, è finito in cella a spalare merda, ha finito per puzzare di merda e, ah, sì, una volta l’hanno visto guidare una macchina di lusso.”

Il romanzo coinvolge sempre di più il lettore, che se in un primo momento può restare spiazzato dallo stile colorito e irriverente dell’autore, proseguendo nella lettura riesce ad apprezzare e prendere familiarità con un modo di narrare chiaro, franco e senza mezzi termini, che rifugge da ampollosità, ricercatezze fine a se stesse e che punta, invece, a esprimere in maniera nuda e cruda la realtà. Perché è estremamente facile costruire bei discorsi con infiniti giri di parole il cui intento sia colpire, affascinare e strappare un applauso, molto più difficile è dire qualcosa di vero, che centri il problema e lo ponga nella giusta prospettiva. Che ci faccia vedere che servono azioni reali, anche piccole e talvolta incoscienti come quelle narrate da Rizzo, per cambiare qualcosa, per opporsi alle illegalità, agli sfruttamenti, ai soprusi, ai parassiti della società.

Per fare ciò non servono gesta eroiche, né paladini della giustizia; i protagonisti di Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia sono dei ragazzi normali che in maniera avventata si ribellano al silenzio e alla passività, alla quiescenza che ha assopito gli abitanti di Lortica (e come loro molti altri) che hanno accettato per timore la prepotenza dei parassiti. Sono dei ragazzi che non nascondo la paura, che non si mostrano impavidi e sprezzanti, ma persone vere, indignate che vogliono mostrare tutta la vergogna e l’infamia dei “pidocchi”.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.