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Il mercante di monologhi. La commedia potpourri della risata dolce e amara

Possono fragorose risate e folli monologhi divertire il pubblico facendolo riflettere, al contempo, sulle assurdità del nostro tempo, sulle brutture, vizi e mali della contemporaneità? La risposta è un sonoro Sì, scrosciante come gli applausi e le risa degli spettatori de Il mercante di monologhi, lo spettacolo con Matthias Martelli – prodotto dal Teatro della Caduta di Torino e vincitore del Premio Lomix 2015,  UanMenSciò  Cantieri di Strada 2014 e Premio Alberto Sordi 2014 – andato in scena la scorsa settimana al Teatro del Canovaccio di Catania per la stagione 2017/2018 di Palco Off.

Giacche, capelli, maschere ed un grande carretto di legno: sono gli unici elementi di scena dell’attore comico che come un moderno giullare si presenta al pubblico come un mercante ambulante suis generis per vendere i suoi monologhi non per denaro, ma in cambio di sonori applausi. E di applausi e risate è risuonato il teatro in un exploit, seguendo passo dopo passo le maschere sciorinate dall’artista: dall’antico Zanni, emblema della fame e miseria più nera nella Commedia dell’Arte, al politico voltagabbana che compone il suo programma elettorale estraendone i punti come numeri di una tombola; dal sedicente professore di antropologia, studioso di una tribù inesistente, a Don Iphon, sacerdote della tecnologia, che trasforma i precetti cristiani in un vademecum per il web 3.0, per finire con un delirante ed esplosivo monologo in cui il mercante interpreta in pochi minuti una moltitudine di personaggi strampalati.

Personaggi, storie e toni differenti – dal gramelot di Dario Fo, di cui Matthias è degno successore, alla mimica clownesca alla Jim Carrey – ma legati da un unico filo conduttore: la rappresentazione viscerale dell’umanità in tutte le sue mille sfumature. Ogni carattere, temperamento, aspirazione, dialetto e dialettica si susseguono fino a comporre un mosaico antropologico, tanto crudo nella sua veridicità da suscitare un’amara riflessione tra le risa.

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Le assurdità di ogni maschera sono strettamente ispirate alla vita reale, a vicende tanto allucinanti da essere più esilaranti, nella loro drammaticità, del teatro stesso. Il mercante di monologhi come un’impietosa fotografia di classe le rappresenta tutte e Matthias, come perfetto giullare della contemporaneità, ne mette in scena con estrema duttilità ogni aspetto più grottesco. Assistendo al suo spettacolo ed essendo trascinata io stessa da questo vortice psichedelico di risate e maschere – intervallate da momenti di riflessioni, come l’Elogio della lentezza e la Denuncia contro la guerra da Trilussa – è facile spiegare il grande successo dello spettacolo, giunto a 250 repliche, e la fiducia riposta dal maestro Dario Fo nelle rare, se non uniche, capacità attoriali di Matthias Martelli.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.