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Impiegate. Invidia di gomma al femminile

Gelosia, invidia, competizione, diffidenza, tranelli e prevaricazioni. Gli ambienti di lavoro, si sa, possono essere un vero e proprio campo di battaglia, con nemici, schieramenti e rappresaglie. Ma a dare il via a queste faide può essere una semplice gomma da cancellare – una sorta di gomma della discordia -? Ebbene sì, come accade nello spettacolo di Francesca Vitale Impiegate, poteri di gomma, andato in scena lo scorso fine settimana per la sesta stagione teatrale Palco Off alla Sala Chaplin di Catania, con la regia di Cinzia Maccagnano che dirige Francesca Vitale ed Egle Doria.

Il dramma in atto unico, prodotto da La Memoria del Teatro – Milano/Catania, mette in scena la relazione conflittuale tra due colleghe di lavoro, impiegate modello dei cosidetti anni di plastica, i raggianti ’80 in cui eccentrici tailleur doppiopetto e lacca per capelli accompagnavano le donne al lavoro in una società fintamente paritaria. La palpabile competizione femminile in ogni ambiente di lavoro diventa nello spettacolo una gara per il premio di “Prima della classe”, per l’impiegata-segretaria più diligente che soddisfa le richieste e anticipa i desideri di un Direttore supremo, tanto autoritario quanto assente, emblema di un potere maschile lontano e irraggiungibile. L’unico modo per Gianna (Egle Doria) e Santa (Francesca Vitale) per poter avvicinarsi è gareggiare fino all’estremo, per riuscire infine a decretare la più brava, la regina vincitrice di uno scontro lavorativo, quanto personale.

A contrapporsi non sono più semplicemente due impiegate e il loro modo di lavorare, ma due stereotipi di donna: la single in carriera da una parte e la madre di famiglia dall’altra. Ma solo nel conflitto, nella battaglia più accesa che vede le due colleghe trincerarsi nel loro ufficio – per mettere la parole fine alle loro continue rappresaglie -, emerge tutta la finzione di questo dualismo. La maschera indossata ogni giorno da Gianna e Santa permette semplicemente di etichettarle e ridurle ad una sola categoria – single/zitella VS madre/moglie modello – ma dietro l’apparenza si nascondono conflitti interni, insoddisfazioni e frustrazioni che solo per un attimo vengono palesati e condivisi con l’altra, la nemica.

Nonostante lo sguardo introspettivo su una società conflittuale lontana ma sempre attuale, l’interpretazione delle due attrici non convince del tutto e sembra oscillare tra l’esagerazione (forse volutamente simile ai plastici spot tv anni ’80) e un’eccessiva pacatezza, che rendono difficile agli spettatori seguire con piacere e attenta leggerezza il dramma. Magari, essendo una novità assoluta, lo spettacolo (e l’interpretazione) sarà man mano limato e riuscirà ad esprimere tutto il potenziale che in questo debutto non ha saputo trasferire in scena.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.

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