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Audizione: il colloquio disperato per untori anonimi

Pazze corse a 200 km/h, lanci col bungee jumping, immersioni in vasche con gli squali, fino all’utilizzo di sostanze stupefacenti. Di passatempi ad alto contenuto di adrenalina la classe agiata, perennemente annoiata, ne ha sempre cercati molti, spingendosi fino agli estremi della legalità, valicandola certamente in diverse occasioni. Ma probabilmente mai arrivando ad un livello così basso nel disprezzo del valore della vita stessa, come nell’episodio narrato in Audizione di e con Chiara Arrigoni e con Massimo Leone e Andrea Ferrara della Compagnia delle Ore Piccole, andato in scena la scorsa settimana per Palco Off Catania al Teatro del Canovaccio con la direzione di Francesco Toto.

Quella che a prima vista potrebbe sembrare una conversazione sì tesa ma di un normale colloquio di lavoro, è in realtà una durissima audizione per una prestazione “malata” di una sola notte, retribuita centomila euro: la partecipazione a un’orgia-roulette russa per quella classe annoiata desiderosa di sentirsi viva unendosi ad una persona affetta da HIV, un untore ignoto che rappresenti per loro la seduzione del fatale abbraccio della morte stessa. Sarah e Miguel, esaminati duramente dal Signor T. si contendono lo scettro del “sacerdote cattivo”, dell’untore che dietro pagamento diffonda la malattia. Niente morale, niente bontà o pentimento: solo l’obbligo di essere l’anima-nera della festa, di divertire quell’élite priva di vita per cui tutto è noia.

Forte come un pugno nello stomaco, è il dramma in un atto scritto da Chiara Arrigoni, che lungi dal sembrare forzatamente spinto trae, invece, ispirazione da una storia vera di “sex roulette”, letta dall’autrice su un articolo de il Fatto Quotidiano, in cui si raccontava la diffusione di un gioco sessuale in cui ricchi annoiati giocano con la vita praticando sesso non protetto in un’orgia tra i cui partecipanti vi è un unico, ignoto sieropositivo. Quello che però l’Arrigoni decide di mettere in scena è un dietro le quinte ancor più agghiacciante di tutta questa follia: i retroscena che portano quell’untore a partecipare a questi death party. Cosa spinge una persona affetta da HIV a voler trasmettere volontariamente una malattia che ha mietuto ben 35 milioni di morti nel mondo? Quale motivazione può portarla a partecipare a questi festini?

Probabilmente solo una situazione disperata come quella di Miguel, un padre single sul lastrico che non riesce a mantenere il figlio di pochi anni oppure la profonda disperazione e amarezza di chi è stato contagiato e tradito dalla propria metà, come nel caso di Sarah, e vuole vendicarsi contagiando gli altri.  Ecco che è tra i due candidati che il Signor T. si trova a scegliere l’untore ideale per il party dei suoi clienti e per fare la scelta più adatta tira fuori da entrambi tutte le paure, le ansie, i dolori e le preoccupazioni di una vita, nonché il giusto grado di cattiveria per partecipare ad una festa dell’orrore divertendosi senza provare  nessun senso di colpa.

Il testo, già vincitore di diversi premi e riconoscimenti, ha una forza espressiva rara e attraverso la storia di queste due anime diverse ma unite da una stessa disperazione riesce a raccontare tutta la tragedia che si cela dietro la finta società del benessere dei nostri giorni. È grazie alla genuina bravura dei tre attori, che senza inutili fronzoli o artifici interpretano i tre protagonisti dell’atto unico, che riesce totalmente la magia del Teatro, quel teatro con la T maiuscola capace di portare in luce tutti gli anfratti – anche quelli più bui – dell’animo umano e di analizzare dinamiche sociali di estremo cinismo e crudeltà senza giudicare a priori questi fenomeni, ma semplicemente fotografandoli in uno scatto agghiacciante.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.

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