Storia della mia ansia

Gli errori fanno di noi ciò che siamo

Traffico, lavoro full time, stanchezza sono probabilmente tra le prime cause della mia drastica riduzione di libri letti durante la primavera. È brutto, ma ammetterlo innanzitutto come me stessa mi ha permesso di rendermi conto di quanto il tempo sia prezioso e non vada mai sprecato: accumulando tutti i minuti passati ogni giorno a guardare le stories di Instagram, a sfogliare gli interminabili cataloghi di Westwing, Zalando, ecc. con le ore passate in mezzo al caos cittadino, ho scoperto che alcune ore delle mie giornate finivano in fumo. Ma grazie all’app Storytel (di cui vi avevo parlato qui) sono in parte riuscita a recuperare un po’ del tempo passato in auto gustandomi la lettura ad alta voce del nuovo libro di Daria Bignardi, Storia della mia ansia.

L’ho scelto casualmente nella libreria dell’applicazione senza aver letto la quarta di copertina o essermi minimamente informata sulla sua trama e forse, se l’avessi letta, non credo che a pelle l’avrei scelto: sentir parlare del cancro è ancora troppo doloroso e nonostante i miei nonni siano scomparsi già da diversi anni la loro malattia, tutti i dolori e le sofferenze delle chemio sono ancora un ricordo molto vivido. Probabilmente se avessi letto il libro cartaceo l’avrei chiuso alla prima descrizione, arrabbiata e triste, ma avendolo ascoltato mentre guidavo in tangenziale era impossibile togliere le mani dal volante e mettere in pausa Storytel. Così, senza quasi rendermene conto sono riuscita a portare avanti la lettura della storia di Lea, della sua ansia ossessiva ereditata dalla madre, del suo matrimonio in crisi e della sua battaglia con il cancro.

E ho fatto veramente bene a proseguire nella lettura/ascolto del libro perché tutti potremmo essere un po’ Lea. L’ansia che la divora, il modo di vivere la sua storia d’amore con Shlomo, intensa e fredda allo stesso tempo, il suo tormentarsi sulle cose e il cercare a tutti i costi di risolvere ogni cosa a qualunque prezzo, senza mai farsi abbattere è diventato un po’ il leitmotiv di questi tempi: sempre di corsa, su di giri, pieni di energia, con un bel sorriso sulle labbra come delle Barbie meccaniche instancabili. Come se fosse un reato aver bisogno dei propri tempi o semplicemente non riuscire a sostenere quei ritmi mondani serrati. 

Nessuno ti dice: non soffrire troppo, non ti tormentare, non stare sempre in ansia, non stancarti così tanto. Nessuno a parte tua madre, se ce l’hai. Ma chi ascolta le madri. Ci si vergogna a dire che si è stanchi, bisogna farcela per forza.

Eppure anche quando Lea scopre, quasi casualmente, di avere il cancro, lei che “non è tipo da tumore” come le dice un’amica, comincia gradualmente e sì, con un po’ di sofferenza, ad accettarsi semplicemente per com’è, a voler bene a quella sua parte ansiosa che l’ha fatta gettare nel fuoco ad ogni sfida.

Dobbiamo sempre trovare cause, significati, soluzioni. Se non mi fossi massacrata di lavoro, se mi fossi protetta di più, se avessi mangiato poco di tutto, se fossi stata moderata, razionale, se non avessi piantato grane, non mi fossi gettata in ogni fuoco e in ogni sfida, se non avessi sposato un uomo che mi fa soffrire, se mi fossi accontentata di gioire del vento tra i rami e non mi fossi spinta oltre i miei limiti forse il mio corpo avrebbe saputo tenere a bada il male. Ma non l’ho fatto. I miei errori sono ciò che più rimane. Gli entusiasmi, gli slanci, le emozioni e le passioni, i rischi che ho preso sono la mia vita. Gli errori hanno fatto di me ciò che sono.

Ecco, quest’ultima frase – gli errori hanno fatto di me ciò che sono – resterà una delle mie preferite. Gli errori, le passioni, anche quelle più effimere e dannose sono parte di noi e definiscono molto più dei successi e delle vittorie ciò che siamo, la nostra essenza. Senza, saremmo solo dei robot presuntuosi, convinti che il mondo sia lì, ai nostri piedi, pronto ad offrirci senza sforzo le sue meraviglie. Ma senza sudarsela, senza faticare, senza cadere per poi rialzarsi come faremmo a goderci davvero la vista che c’è in cima alla salita? Non riusciremmo a percepirne la bellezza.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.