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Mistero Buffo. Rivive lo sberleffo di Fo con Matthias Martelli

Come cominciare alla grande il nuovo anno? Con un bello spettacolo a teatro, uno di quelli che ti faccia ridere, distrarre, dimenticare i problemi personali, ma riflettere con un sorriso (un po’ amaro) su quelli globali. Con uno spettacolo come Mistero Buffo, la giullarata popolare del grandissimo Dario Fo che, proprio per questa opera unica nel suo genere, vinse nel 1997 il Premio Nobel per la Letteratura perché «seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».

Un’opera che seppur difficile da leggere – quantomeno per me che, da siciliana che non conosce i dialetti del Nord Italia, poco ero riuscita a capire del grammelot all’epoca dell’università – mi ha tenuto inchiodata alla sedia del Centro Zo a guardarne l’interpretazione di Matthias Martelli per Palco Off Catania, con la regia di Eugenio Allegri.

Le parole che a 19 anni mi erano sembrate strani suoni mischiati ad un francese antico, sono diventate immediatamente limpide, una lingua madre che con ironia e familiarità subito mi ha trasmesso quella popolare comicità trascinante che doveva essere la caratteristica principe dei giullari medievali. Interpreti incredibili che con il solo ausilio della memoria e della fantasia intrattenevano re, imperatori e intere corti dileggiando l’ignoranza, l’avarizia, la codardia e i tanti vizi dei potenti. Che oggi, come allora, si nascondo dietro nomi altisonanti e cariche altissime per perseguire unicamente i loro, personalissimi, interessi. Ma questo, si sa, è ormai assodato.

La novità, invece, è che Matthias Martelli – che avevo visto con tanto piacere lo scorso anno ne Il mercante di monologhi è riuscito nell’impresa, ardua, di far rivivere il Mistero Buffo di Dario Fo personalizzando l’opera teatrale, ma senza snaturarla, anzi aggiungendo quel giusto pizzico di attualità che ha reso tutte le giullarate riconducibili al nostro tempo. Ma ancora più inaspettata è la naturalezza della sua interpretazione: ogni movimento rapido, ogni repentino cambio nel tono di voce o nell’accento sembra essere del tutto suo, nato insieme a lui. Per un attimo – durato quasi 2 ore – ho dimenticato del tutto che lui fosse un attore e ho semplicemente pensato di vedere e sentire il vero Matthias – quello che probabilmente resta nascosto a molti di noi, se non a tutti – raccontarci una gran bella storia. E decisamente non è qualcosa che capita tutti i giorni nel mondo del teatro.

Bonifacio VIII, il piccolo Gesù, l’ubriaco delle Nozze di Cana e i tre Re Magi prendono vita, vengono vestiti e colorati dalle parole e dai gesti di Matthias; perfino la scenografia sembra comparire davanti ai miei occhi, tanto da ricordare – come se li avessi davvero visti – enormi distese di sabbia, cieli stellati e affollate processioni per le strade di Roma.

Ancora una volta sono grata delle scelte di Francesca e Renato, della rassegna teatrale Palco Off che anima davvero la vita culturale catanese, proponendoci opere nuovissime o rivisitate che ci scuotano dal torpore della quotidianità.

L’unico, piccolo, problema è che il pubblico – che ogni tanto guardo per sbirciarne le reazioni – sembra, alle volte, più interessato ad utilizzare il teatro come esperienza trendy, “instagrammabile”; per sfoggiare con gli amici una cultura radical-chic di apparenze o, ancora peggio, per offendere i vicini che hanno reclamato il loro posto, occupato per errore da altri. Mi piacerebbe tanto vedere più gente a teatro davvero interessata agli spettacoli, felice della novità che l’aspetta, curiosa di sapere come andrà a finire. Mi piacerebbe che quelle ore fossero vissute come molto più che un impegno nell’agenda mensile, che fossero per tutti – come in realtà sono – una gioia per l’anima, un balsamo caldo capace di sciogliere le tensioni di ogni giorno e di farci, tutti, volare più in alto. Come è stato per il Mistero Buffo interpretato da Matthias Martelli.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.