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Iliade, da Omero ai giorni nostri con Corrado d’Elia

Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse 
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.

Tutti l’avrete subito riconosciuto dalle primissime parole: il bellissimo proemio dell’Iliade, uno dei massimi capolavori letterari dell’Occidente nonché tra i più noti poemi epici che il mondo conosca. Scrivere, anzi, semplicemente parlare o pensare all’Iliade, alle sue vicende e alla complessità e bellezza della traduzione di Vincenzo Monti (la stessa che avete letto sopra) suscita sempre una grandissima emozione in me.

Forse sarà perché è stata una delle mie prime letture – avevo appena undici anni quando mia mamma mi regalò una versione per ragazzi, illustrata – o magari per l’incredibile e appassionante storia che narra, ma gli scontri tra Patroclo ed Ettore, Ettore e Achille hanno lasciato un profondo e indelebile ricordo, che, come per le Madeleine di Proust, mi portano in luogo-tempo in cui scompaiono le vicissitudini della vita e la sua brevità ed io smetto di essere Vittoria, ma divento quell’essenza di eroicità e sublime bellezza che è l’Iliade stessa.

Ecco perché è così difficile per me recensire lo spettacolo-racconto Iliade, da Omero di e con Corrado d’Elia portato in scena al Must-Teatro Musco di Catania per la rassegna Palco Off lo scorso fine settimana. Perché niente di reale e contigente può mai reggere il confronto con quello che per tutta la vita abbiamo idealizzato e amato nella sua essenza più pura.

Foto di DIENNEFOTO

Ciò non significa che il “canto” del nostro moderno poeta-cantore non mi sia piaciuto, anzi la sua personale traduzione e riscrittura contemporanea che avvicina maggiormente gli spettatori, il pathos con cui ha raccontato e interpretato ogni protagonista – da Achille a Priamo, da Ettore ad Agamennone – senza altro ornamento se non luci e musiche (tratte dalla colonna sonora del film Troy) hanno dato vita a uno spettacolo bello, appassionato e dolce insieme. Ma per quanto Corrado d’Elia ci e mi abbia portato sulle spiagge di Troia o nella tenda di Achille, l’idealizzazione frutto dei miei sogni e fantasie di ragazzina è un’epica così radicata dentro di me, una storia di cui è intrisa la mia stessa vita – come, in realtà, per ognuno di noi – che è impossibile raggiungere e soddisfare quell’ideale.

E forse è giusto che sia così, che rimanga in quel mondo di perfezione umanamente irraggiungibile, che rischiari nonostante tutte le bruttezze e le iniquità del mondo le nostre vite.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.