Vissi d’arte, vissi per Maria

La divina Callas raccontata dalla governante Bruna


“Maria Callas ha dalla sua prima apparizione ecceduto le attese stucchevoli dei melomani imponendosi, carismatica, come un altrove non solo del melodramma, di pur gradevole routine, ma soprattutto in quanto musicalità in persona. Perfetta, eppure oltre la musica […] Sarebbe un oltraggio definirla miseramente una “grande cantante”. Era, ed è, l’arte.” Carmelo Bene


Mito, diva, arte pure oltre il tempo e la musica stessa: Maria Callas (nome d’arte di Άννα Μαρία Σεσιλία Σοφία Καλογεροπούλου) è stata, ma continua ad essere tutt’ora, la cantante lirica più amata, più conosciuta e apprezzata nel mondo intero. La sua voce, resa immortale grazie alle registrazioni delle interpretazioni, ha una forza e, allo stesso tempo, una poesia unica, che incantano al primo istante. Raccontare di Maria Callas, parlare della sua vita fra il teatro, la vita mondana e gli amori (specialmente quello appassionato ma infelice con Aristotele Onassis) è alquanto difficile: si rischia di ridurla nel ruolo della “grande cantante dalla vita travagliata”. Ma ciò non è successo nello spettacolo Vissi d’arte, Vissi per Maria, il monologo scritto da Roberto D’Alessandro, con Elena Bermani, la regia di Ilza Prestinari e prodotto Tzigane Dérive (Avignone-FR), in scena al Teatro del Canovaccio per la rassegna Palco Off Catania.

A parlarci della Divina è Bruna Lupoli, la storica cameriera-governante rimasta accanto alla Callas per decenni, fedelissima custode – insieme all’autista Ferruccio Mezzadri  – che visse insieme a lei per più di 20 anni e divenne parte della sua famiglia. “Sapete chi è l’unica persona sulla quale posso contare sempre? – raccontò proprio la Callas al critico musicale John Ardoin – La mia domestica che mi adora, mi idealizza e che per me è una madre e una sorella”.

Così in punta di piedi entriamo nel salotto di Bruna (Elena Bermani) che ci accoglie in casa di Madame e da perfetta governante d’altri tempi ci intrattiene offrendoci del tè nell’attesa che Lei, la Divina, torni da un momento all’altro per accogliere noi, i suoi ospiti. Da gentile e cortese signora d’altri tempi conversa amabilmente con noi, raccontandoci man mano aneddoti sempre più riservati della vita privata di Maria Callas: dal suo esordio a teatro, dalla trasformazione e repentino dimagrimento (chiacchieratissimo) al rigido ordine del suo armadio, fino alla travagliata storia d’amore con Aristotele.

Elena Bermani, perfettamente nei panni dell’anziana governante che venera la sua Madame, riesce a portarci in modo lento e delicato nell’appartamento parigino in cui visse la Divina, grazie anche ad una saggia scelta scenografica in cui le poltrone degli spettatori vengono disposte nel palco-salotto. Ogni tanto sembra indugiare troppo nell’interpretazione di un’anziana signora che ogni tanto dimentica qualche parola, ma il trasporto e la viva emozione con cui ci parla della sua Maria, con cui ascolta insieme a noi le sue arie più celebri ci fanno sentire come bambini cullati dai racconti della mamma.

Intimistico, lieve e dal ritmo calmo, Vissi d’arte, vissi per Maria è un tenero fiore posato sulle acque del Mar Egeo, custode delle sue ceneri, per rendere un semplice e gentile omaggio alla Divina.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.