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Amica

L’amica geniale: una storia tutta da leggere

Ebbene sì: uno dietro l’altro sto divorando i libri di Elena Ferrante. Dopo mesi (tanti) di assoluta noncuranza per questa scrittrice-mistero del momento (come avevo anticipato qui), sono caduta anch’io nella rete di storie ed intrecci della Napoli tratteggiata dall’autrice.

Questa volta è il turno de L’amica geniale, il celebre e celebrato primo romanzo della quadrilogia omonima, pubblicato nel 2011 da Edizioni e/o. Non so se per il clamore diffuso del libro o per una mia innata reticenza a fidarmi delle recensioni entusiaste, o ancora per l’ambientazione oscura e degradata ed il linguaggio a tratti osceno de L’amore molesto (primo romanzo della Ferrante ad aver letto), non avevo alcuna curiosità, né interesse per le sue altre opere. Troppa disperazione, solitudine, malessere e volontaria distruzione ne I giorni dell’abbandono: nonostante le domande che mi affollavano nella testa dopo aver chiuso il libro, il mondo ricreato dalla scrittrice sembra quasi crogiolarsi del suo stesso marciume e tormento e questa cupa atmosfera mi aveva stancato e sopraffatto allo stesso tempo.

l'amica geniale ferrante

Eppure, non ricordo bene per quale motivo e in quale giorno, mi sono ritrovata a leggere le prime pagine de L’amica geniale e senza volerlo sono stata trascinata dalla storia di Lila Cerullo ed Elena Greco.

Dimenticate gli scenari foschi e lugubri e l’incalzante depressione dei primi romanzi: un filo rosso di speranza, voglia di riscattarsi anima le due protagoniste, seppur immerse nella miseria di un rione periferico della Napoli degli anni ’50. Nonostante le brutture, l’arroganza, la camorra, l’indigenza e la violenza che le circonda, entrambe mantengono ben salde quella linfa che le differenzia così tanto e che è però fonte di sofferenza e tormento. Come non riflettersi nell’adolescente studiosa ed occhialuta? Come non fare propri i piccoli drammi del corpo che cambia in un momento? Come non rivedersi nei sogni di gioventù delle due amiche?

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Il successo schiacciante, perché di questo si tratta, della scrittrice è dovuto alla semplice ma non banale aderenza con la storia di tutti: Lila ed Elena sono tutti noi. Il microcosmo, neppure così microscopico, in cui vivono è ogni città d’Italia, ogni borgo e paesino con le sue periferie, con i suoi disagi e problemi. La “Canta Napoli” tutta folklore, amata da molti e indifferente ad alcuni (sottoscritta compresa), è solo un Vesuvio sullo sfondo, il luccichio del mare di Ischia e gli strascichi del dialetto diluiti nell’italiano. L’infanzia el’ adolescenza delle due amiche è l’infanzia e l’adolescenza di tutti: è quel senso di pudore, vergogna, scoperta, disagio e curiosità insieme; quel senso perenne di inadeguatezza, quel sentirsi sbagliati e diversi, dei pesci fuor d’acqua.

Probabilmente questa è l’ennesima recensione su  L’amica geniale, tutto è già stato detto e scritto sia a favore che non. Evito, dunque, di esaltarne qualità fino allo sfinimento. Vi lascio solamente con una citazione, non tratta dal romanzo della Ferrante, ma dalla presentazione degli editori e/o:

Care lettrici, cari lettori, provate a leggere questo libro e vorrete che non finisca mai.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.