Basilea in solitaria in sole 48h

Le cose più belle che ho visto e mangiato nel mio (primo) viaggio da sola

Chissà come mai proprio Basilea! Se vi stavate chiedendo come mai per il mio primo viaggio in solitaria io abbia scelto una non troppo nota città della Svizzera vi racconto subito come ci sono arrivata.

Tutto è iniziato con un libro – e in effetti non poteva cominciare diversamente – che mi era stato consigliato quando avevo 20 anni da un tanghero milanese ma che ho deciso di leggere solo pochi anni fa, quando ho iniziato a praticare yoga. Il libro in questione è Shantaram e ve ne avevo parlato qui. Come già suggerisce il titolo, le vicende del romanzo sono ambientate in India, ma in mezzo alla speziata e colorata Bombay compare una piccola, quasi insignificante, descrizione di Basilea.

«Non senti mai nostalgia della Svizzera?»
«In un certo senso sì. Sono di Basilea. Ci sei mai stato?»
«No, non sono mai stato in Europa».
«Be’, devi andarci, e se ci vai devi visitare Basilea. È la tipica città europea, capisci? è divisa in due dal Reno: Grande Basilea e Piccola Basilea, con tradizioni e stili di vita molto diversi, perciò è come vivere in due città allo stesso tempo. Un tempo mi andava bene. Ed è esattamente al confine di tre nazioni, attraversi a piedi il confine e sei in Francia o in Germania. Puoi fare colazione in Francia -sai, caffè e baguette -pranzare in Svizzera e cenare in Germania spostandoti dalla città di solo pochi chilometri.
Più che la Svizzera, mi manca Basilea».

Sono bastate queste poche parole per alimentare negli anni la mia voglia di vedere questa città al confine, che contiene all’interno culture, stili architettonici e cucine diverse ma perfettamente amalgamate tra loro.

La vista dal St Alban Rheinweg con scorcio della cattedrale sulla sinistra

E nonostante l’aspettativa negli anni fosse via via cresciuta, Basile non l’ha disattesa per nulla. Anzi, mi ha affascinato ancora di più nei momenti più impensabili. Ma passiamo al nocciolo della questione di questo articolo: dove sono stata e cosa ho fatto in quelle 48h da sola, zaino in spalla.

Per cominciare ho camminato tantissimo in giro per la città, anche se avevo la mia fidatissima Basel Card – una carta che viene consegnata in automatico a chi prenota un hotel o appartamento in città e permette di usare gratuitamente tutti i mezzi pubblici e di avere il 50% di sconto su praticamente tutti i musei e Basilea ne ha una quarantina. Infatti il modo migliore per vedere davvero una città europea è camminare a piedi, magari seguendo più la voglia di vedere meglio uno scorcio interessante che le indicazione di Google Maps.

La Fondazione Beyeler a Rhein

Il primo posto in cui sono andata – dopo aver mollato lo zaino in albergo – è stato la Fondazione Beyeler, il bellissimo edificio progettato da Renzo Piano che ospita mostre di arte moderna e contemporanea. Durante la mia visita era presente l’installazione Resonating Spaces e stavano presentando alla stampa la mostra su Hopper, purtroppo vietando l’accesso ai non addetti. Sono riuscita comunque a sbirciare qualche dipinto ad olio da lontano ed era veramente magnifico. L’edificio, invece, incarna il mio ideale di casa contemporanea: luminoso, spazioso, immerso nel verde e modernissimo.

Marktplatz

Dopo la fondazione Beyeler sono stata al centro di Basilea, una tappa d’obbligo in ogni città, ma che nel caso della città svizzera accoglie in poche centinaia di metri si trovano il Municipio, Marktplaz e la cattedrale di Basilea con il suo pittoresco chiostro con vista sulla città. Il centro storico ha uno stile architettonico tedesco-svizzero predominante e visitandolo in un tardo pomeriggio ho terminato la mia passeggiata coccolandomi con una classica cioccolata calda svizzera alla Confiserie Schiesser. Totalmente differente dalle cremose e decisamente scure cioccolate italiane, quella basilese è molto liquida, spumosa, di un color caramello, bollente e servita dentro un semplice bicchiere di vetro. Niente tazzona stile Ciobar!

La cioccolata calda della Confiserie Schiesser

Il tempo di guardare le vetrine, di un’ultima passeggiata per guardare le vetrine dei negozi e di godere della luce della sera dal Mittlere Rheinbrücke, lo storico ponte di Basilea ed era quasi ora di cena. Per la prima serata ho scelto un piccolo ristorantino sulla Kleinbasel (letteralmente “Piccola Basilea”, al di là del fiume Reno e di fronte alla Grossbasel  del centro storico): Ufer 7, un bistrot delizioso dove ho mangiato i famosi pizokel, la versione grigionese di spätzli e knöpfli, nonché parenti dei pizzoccheri valtellinesi.

La vista dal Mittlere Rheinbrücke

La conclusione della prima serata l’ho invece trascorsa al Bar Rouge, il lounge bar al 31° piano del Messeturm, il grattacielo di Messe Basel. Il drink non era dei migliori, ma la vista ne valeva decisamente la pena. Nonostante fosse buio si vedeva perfettamente tutta la città di Basilea, le sue strade illuminate, le piccole barche che navigavano lentamente sul Reno e ovviamente il Messe Basel, il modernissimo centro fieristico progettato dallo studio Herzog & de Meuron.

Il Messe Basel visto a faccia in su

La mattina seguente ho iniziato la giornata con una colazione super al Beckerei Kult, una panetteria bellissima in cui anche il semplice pane sembrava il pasto più buono del mondo. Dopo essermi decisa a lasciare quel posto ameno, sono andata a fare una passeggiata mattutina in direzione della Spalentor, l’antica porta di Basilea. Da qui in poi ho vagato quasi a zonzo, godendomi semplicemente la luce del giorno che illuminava pian piano i palazzi, risvegliando la città. Ed è così che ho potuto scoprire il suo volto francese con i palazzi neoclassici, scorci incredibili dal quartiere St. Alban e la simpatica Fontana Tinguely, che ha preso il posto dell’antico teatro comunale della città e con le sue dieci macchine simula il movimento degli attori sulla scena. (A questo punto mi sarebbe piaciuto inserire il video della fontana ma è troppo pesante per WordPress, quindi vedetelo sul mio IG.)

La Offene Kirche Elisabethen


Dopo il girovagare a zonzo della mattina mi sono finalmente diretta nei due musei che ho visitato il secondo giorno: il Kunstmuseum e il Vitra Campus. Per descrivere la bellezza di entrambi ci vorrebbero ore e ore, quindi vi dico soltanto andateli a vedere. Vi scrivo giusto qualche nome per darvi l’idea delle meraviglie che contiene il Kunstmuseum: Picasso, Braque, Gauguin, Degas, Monet, etc. Il Vitra campus è a tutti gli effetti un museo a cielo aperto realizzato dalla famiglia Fehlbaum, che seguendo l’esempio delle grandi aziende che iniziavano a dare valore architettonico anche agli edifici funzionali di fabbriche e headquarter, ha realizzato un campus di incredibile bellezza. Al suo interno si trova opere di Zaha Hadid, Frank Gehry, Alvaro Siza, Carsten Höller, Renzo Piano e di Herzog & de Meuron.

La Fire Station di Zaha Hadid

La mia ultima sera a Basilea ho deciso di festeggiare alla grande (alla vita, alla libertà, alla bellezza) e sono andata a cena alla Brasserie della Volkshaus Basel, un complesso degli anni ’20 che ospita al suo interno anche un pub e una sala concerti. Lo staff è stato così gentile e cordiale da farmi sentire a casa: non solo mi hanno accolto chiamandomi per nome (che avevo inserito tra i dati della prenotazione) ma mi hanno riservato il tavolo più bello della sala, proprio al centro della lunga vetrata che costeggia il cortile interno. L’atmosfera dentro è di un romanticismo non stucchevole e i piatti erano semplicemente incredibili, dalle ostriche freschissime alla tarte tatin squisita. Se vi trovate a Basilea per una sera andateci, il vostro palato vi ringrazierà.

P.S. Non ho scritto subito l’articolo perché volevo avere il tempo per elaborare le sensazioni che il viaggio mi aveva suscitato. Sembrerà assurdo, visto che si trattava soltanto di due giorni, ma pur non essendo stata via tre settimane quello che questo breve break mi aveva lasciato era comunque importante per me e volevo dargli il giusto peso, senza affrettare commenti e giudizi.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.