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Di notorietà, disperazione e piccole, grandi solidarietà

Tutti alla ricerca dei propri 15 minuti di notorietà. E tanti saluti a tutto il resto è il mood imperante di questa quarantena. Quello che ogni persona – dall’influencer, al giornalista, al filosofo, all’opinionista, al marketer-wannabe- guru – sta agognando come l’aria pulita è un pubblico, vasto e attento a tutto ciò che dice. Il fiorire di articoli, commenti, live streaming, dirette, webinar e free ebook più che essere un gesto di solidarietà e condivisione è spesso una mercificazione delle idee in cui si cerca di vendere – a posteriori – il proprio prodotto, cercando di strappare quote percentuali ai “monopolisti” del settore. E per farlo spesso ci si limita a presentarle – le idee – sotto una veste esteriore nuova, confezionando il packaging al meglio, ma senza star troppo a curare il contenuto-prodotto in sé.

Mentre in un mondo parallelo e alieno si disquisisce su etica, strategie, nuovi trend e scenari, fuori, nel mondo vero, c’è gente che non ha davvero di che mangiare e protesta per poter tornare quanto prima a lavorare, pur rischiando la vita per mancanza di sicurezza. Sta accadendo non solo in America, ma ovunque, dai piccoli comuni del nord Italia alle città del Sud. E dove non arrivano le istituzioni, arrivano le piccole associazioni culturali di quartiere, come Gammazita a Catania che si sono attivate con la raccolta fondi per consegnare beni di prima necessità e l’asta della resistenza per la commemorazione dell’Anniversario della Liberazione

Altro piccolo, grande gesto di solidarietà è quello accaduto a San Giovanni la Punta (la città in cui abitavo fino a pochi mesi fa) in cui un imprenditore ha deciso di rinunciare totalmente al proprio stipendio per garantire, almeno in parte, quello dei suoi dipendenti. L’azienda è una classica pmi italiana di piccole dimensioni, una delle tantissime che costituiscono il tessuto socio-economico dell’Italia e che rischiano di andare gambe all’aria in quest’anno così funesto. Oltre ai dati negativi e sconfortanti dei contagi e dei decessi, farebbe un gran bene leggere delle piccole iniziative locali che davvero possono fare la differenza per molti di noi. Molte grosse aziende italiane della moda hanno devoluto in beneficenza grossi capitali, ma accanto ai nomi risonanti ci sono le realtà che senza pubblicità a doppia pagina e riscontro sui social stanno dando il loro contributo con gesti di solidarietà davvero straordinari.

N.B. Che questo non sia un giornale e non abbia nessuna pretesa editoriale penso sia già assodato, ma quest’oggi sento l’esigenza di ribadirlo. Nonostante ciò ho sentito l’esigenza di esprimere la mia opinione – ancora una volta – su quello che sto notando accadere attorno a me. Sicuramente ci sono analisi e riflessioni molto più acute e lungimiranti delle mie, ma avvalendomi dell’universale diritto di espressione ho deciso di trascrivere qualche pensiero degli ultimi giorni.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.