I copywriter stanno morendo. E per tutti va bene così

Saper scrivere non basta più. Non importa quanto i copywriter siano (stati) fondamentali nello sviluppo del mondo pubblicitario e del marketing tout court. Ormai il copywriting è sempre più considerato un elemento accessorio, una “passione” aggiuntiva che un buon designer potrebbe avere come asso nella manica.

Basta guardare la lista delle offerte di lavoro pubblicate su LinkedIn per rendersi conto che ormai le grosse agenzie sembrano aver preso una piega che elimina del tutto dai loro team i copywriter. Semplicemente non vengono richiesti e al loro posto vengono cercati con grandissimo affanno solo CRO specialist e UX Designer con “la passione per il copywriting”. Adesso, senza nulla togliere ai designer e specialist del caso, io mi chiedo: Perché?

Perché assumere una sola persona che più o meno sappia cosa sia il copywriting – perché “avere la passione di qualcosa” non vuol dire esserne competenti! – e rischiare di scrivere contenuti testuali non veramente efficaci, personali e creativi? Perché eliminare totalmente i/le copywriter dai team? È frutto di un’antipatia atavica per questo ruolo, per le persone che hanno deciso di affinare le tecniche di scritture perché scrivere è (o era?) il loro mestiere.

Giusto per essere chiari: non sono contro l’essere multitasking o il multi talento, semplicemente non dare dignità ad un mestiere ancora oggi importante e fondamentale – ma troppo spesso sottovalutato – è un comportamento controproducente e inutile. Lo dico senza mezzi termini non solo perché mi sento chiamata in causa in quanto copywriter, ma perché sono convinta che le aziende e le agenzie dovrebbero assumere persone con particolari attitudini più che figure professionali trend di mercato.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.