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La mia quarantena di introspezione e silenzio

Oggi è la vigilia di Pasqua. Dall’inizio della mia quarantena sono passati 34 giorni. Più di un mese, un tempo interminabile ma allo stesso tempo così breve, passato così in fretta. In tutto questo tempo non ho mai scritto nulla sull’argomento per due motivi:

  1. penso che ci sia stato e continui ad esserci fin troppo chiasso in questi giorni. L’isolamento forzato ha portato ad una tale massiccia diffusione di live, webinar, corsi, dirette, streaming che non basterebbe un’intera vita per seguirli tutti, altro che 34 giorni. Tutti hanno cominciato a creare contenuti, di qualsiasi tipo e qualità, a volte solo per non perdere quell’attenzione guadagnata in mesi o anni di lavoro; altre solo per poter riempire un vuoto evidentemente troppo assordante. Dopo qualche mio iniziale tentativo di seguire qualcosa, ho gettato la spugna e ho deciso di non seguire più nulla. Tutto questo vociferare mi ha fatto sentire come dentro un mercato: frastornata dalla voci di mille venditori che urlando provano a convincerti della bontà dei loro prodotti. E io ho sempre detestato chi urla. Il tempo che ho guadagnato smettendo di seguire questi venditori di fumo lo passo con molta serenità leggendo (tanto), guardando film e qualche serie, cucinando, curando le piante, giocando a Carcassone con Donato e soprattutto riflettendo. Mai come adesso posso ascoltarmi, prendermi il mio tempo per pensare e interrogarmi sulla vita. Non è meditazione, ma solo un tempo che dedico a me stessa, per capire davvero chi sono.
  2. ho sempre creduto che solo se un’opinione aggiunge un valore alla conversazione valga la pena di essere espressa. Il vociferare di massa di cui parlavo prima e il mio totale silenzio mi hanno portata a domandarmi anche sull’utilità di questo blog, talmente di nicchia da passare quasi inosservato. Per un po’ di giorni mi sono chiesta se avesse senso rinnovare l’abbonamento al provider del dominio, poi ho deciso di continuare. Nonostante la mia incostanza, i miei lunghi periodi di silenzio mi sono ricordata che il motivo principale per cui l’ho aperto era il voler esprimere una voce fuori dal coro. Raccontare e recensire i libri che leggo in maniera onesta, senza stare attenta a non offendere nessuno; parlarvi degli spettacoli che vedo attraverso le emozioni e le riflessioni che mi hanno suscitato. Scrivere la mia opinione senza filtri, senza seguire linee editoriali che imbrigliano il pensiero e che finiscono per far dire sempre le stesse cose senza senso.
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Per cui eccomi qui oggi a raccontarvi quanto sia spaventata da due parole trend di questa crisi: distanziamento sociale. Un concetto più angoscioso della morte, della malattia, dell’economia in totale crisi. Non riesco a pensare a niente di più brutto dell’abituarsi a vivere fisicamente distanti. Mi spiace ma a me non basta uno sguardo sorridente da lontano, una videochiamata di gruppo, un messaggio di vicinanza mentale. Ho bisogno del contatto fisico con gli altri, delle strette di mano, degli abbracci, delle carezze che spesso dicono più di mille parole. E se è vero quello che dicono tutti, che la crisi cambierà ( o forse l’ha già fatto?) il nostro stile di vita, io non voglio abituarmi a tenere gli altri ad una distanza di sicurezza. Forse il mio sarà un pensiero irresponsabile ed egoista in questo momento di emergenza, ma le app per il controllo per la temperatura, i segni grafici per mantenere le distanze ho paura che faranno emergere una parte molto brutta dell’essere umano: il sospetto. Quando si potrà nuovamente uscire come ci comporteremo tra noi? Ci terremo a distanza, preoccupati di poter contrarre una malattia, spaventati al minimo tocco? Ci spaventeremo della vicinanza fisica? Io non so proprio immaginare quanto ci avrà cambiato la quarantena, ma mi auguro che la voglia di stare insieme, di sentirci vicini ci abbia solo cambiato in meglio e fatto capire che la vita va vissuta per la sua qualità e non quantità di giorni accumulati.

Buona Pasqua a tutti!

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.