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Come sono diventato stupido – 3° appuntamento di Palco Off Catania

La commedia fiacca che non riesce a raccontare davvero il dramma della nostra vita

Le premesse c’erano, l’aggancio con la realtà anche, i riferimenti ai grandi libri e film pure. Ma qualcosa non ha decisamente funzionato nella commedia Come sono diventato stupido, terzo appuntamento della rassegna teatrale Palco Off andato in scena al Teatro Must di Catania lo scorso fine settimana.

Lo spettacolo – interpretato da Viola Lucio, Marco Rizzo, Alessia Vicardi e Corrado Accordino (che ne cura la regia e la drammaturgia) e prodotto dal Teatro Binario 7 – che mette in scena l’omonimo romanzo scritto da Martin Page non riesce, come vorrebbe, a “mettere a nudo un corpo, un’anima sensibile e ad accompagnare il pubblico nella sua trasformazione con un ritmo avvincente e un montaggio delle scene rapido e incalzante, così che la storia possa essere raccontata con un taglio comico e drammatico allo stesso tempo” riformulando le note di regia. Il ritmo è lento, noioso; i dialoghi che sarebbero dovuti essere caustici sono banali, farraginosi, artificiosi e inutilmente pieni di riferimenti.

E se in un primo momento la storia di Antoine, protagonista della commedia, sembra poter interessare lo spettatore, dopo due ore – senza pausa, altra grave mancanza per uno spettacolo che dura oltre un’ora –  è straziato, angosciato, stanco. Tutti quei riferimenti cinematografici, quasi scimmiottati – mi perdonerà il regista, ma The Wolf of Wall Street è film geniale, brillante, da 5 nomination agli Oscar e replicare la scena cult di Matthew McConaughey in quel modo non gli rende proprio giustizia! – non hanno fatto che appesantire ulteriormente lo spettacolo.

In diverse occasioni gli attori provano a coinvolgere gli spettatori, ma quei tentativi di abbattimento della quarta parete sono maldestri e fuori luogo, sorprendono il pubblico che svogliatamente ne prende parte, più per educazione che per vero trasporto.

Per la prima volta in questi anni in cui seguo Palco Off sono quasi scappata dal teatro, tornando a casa delusa per quello che avevo visto, così lontano dagli spettacoli belli, divertenti, emozionanti, irriverenti, pieni di brio e di pathos che Francesca e Renato mi hanno dato la possibilità di vedere.

Eppure dopo una piccola ricerca, nemmeno troppo approfondita ad essere sincera, scopro che forse il misfatto non proviene dalla regia o dagli attori, ma dal libro, dal romanzo che ha suscitato tanto clamore. Dopo la lettura del brevissimo estratto disponibile su Amazon penso che c’è un concorso di colpa: il libro di per sè non è davvero niente di che, racconta una storia banale e poco interessante. Purtroppo il tentativo di Corrado Accordino di renderlo una commedia brillante non è andato a buon fine, però è comunque un bene per il teatro contemporaneo che ci abbia provato. Gli spettacoli malriusciti sono piccoli fallimenti necessari per arrivare all’esperimento numero 100 di successo. Non è un caso che una delle citazioni più amate e usate nelle Silicon Valley sia “Try again. Fail again. Fail better”.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.