Sagra della cultura: l’offerta che ci meritiamo

Poco meno di una settimana fa la Regione Siciliana ha finalmente pubblicato l’elenco delle manifestazioni culturali che saranno finanziate dall’Assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo. La graduatoria ha immediatamente suscitato polemiche e parecchi malcontenti con l’esclusione di festival ed iniziative molto interessanti, quali  l’Ypsigrock, il Giro podistico internazionale di Castelbuono, il Festival Parco Villa Pantelleria di Palermo, il Castroreale Milazzo jazz e il Festival Florio di Favignana.  A storcere il naso per la scelta della commissione anche il deputato di Sinistra italiana alla Camera Erasmo Palazzotto che commenta così: “Non finanziare eventi come l’Ypsigrock, un vero e proprio fiore all’occhiello per la Sicilia,dirottando i fondi su manifestazioni semi sconosciute la dice lunga sull’incapacità della classe politica regionale, che continua a distribuire risorse in modo clientelare a eventi che non danno alcun ritorno al territorio”.  Ma quello che più di tutto mi ha lasciato l’amaro in bocca (non sorpresa, perché ad essere sincera me lo aspettavo) è la quantità di sagre, feste mangerecce e religiose che affollano l’elenco. La Sicilia che proprio nei mesi scorsi è stata protagonista della grande mostra al British Museum con Sicily: culture and conquest, sembra impantanata in una celebrazione della sua tradizione enogastronomica.

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Eppure non bisognerebbe stupirsi dell’importanza della “pancia piena”, della rilevanza che assumono gli eventi culinari rispetto al resto dell’offerta culturale: in molte, moltissime occasioni festival rinomati (che vantano un’internazionalità e un valore difficile da riscontrare) puntano tutto il loro essere nelle cene, aperitivi, cocktail e brunch. Gli elementi fulcro di questi eventi sono diventati nel tempo di contorno, ma quanti di voi (di noi) si sono lamentati? Quanti hanno protestato, chiesto spiegazioni, criticato realmente queste scelte?

Spesso e volentieri di questi grossi eventi si pubblicano i nomi degli ospiti vip, i grandi (e a mio avviso gonfiati) numeri, si esaltano e celebrano in ogni dove, specialmente nella stampa regionale. Dell’Etna Comics, del Tao Film Fest, del Taobuk ho letto solamente articoli di propaganda che enumeravano le mille mila presenze, i Richard Gere e i Rutger Hauer di turno, omettendo in maniera del tutto volontaria e consapevole le diverse criticità di questi eventi: dalle strutture inadatte per capienza, al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, dai teatri semivuoti, alle interviste banali. Ma in fondo perché lamentarsi di tutto ciò? A coprire i misfatti inseriamo degli aperitivi super d’élite, delle cene stellate per pochi eletti a cui invitare influencer e blogger del momento. Parafrasando Totò, l’importante è non cascare morti di fame!

la sicilia

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.