20 Aprile 2019
Chiude in bellezza la VII stagione di Palco Off Catania
Tra meno di 24 ore festeggeremo la Pasqua, giornata importante non solo per i cristiani cattolici – che festeggiano la resurrezione di Gesù Cristo -, ma per tutti, credenti e non, in quanto festa universale della rinascita e della vita stessa. Quindi quale giorno migliore se non oggi per parlare (e recensire) di Nove, lo spettacolo con Egle Doria – drammaturgia collettiva della Compagnia Madè e con la regia di Nicola Alberto Orofino – ultimo appuntamento della settima stagione di Palco Off Catania.

Il monologo, andato in scena la scorsa settimana al Teatro del Canovaccio, è un vero e proprio inno alla vita e alla famiglia, all’amore delle figlie per le madri e delle madri per i figli. Un amore tanto forte da valicare i confini della morte, incapace di spezzare legami così intensi e di interrompere i dialoghi tra mamma e figlia.
Tratto dalla vita reale di Egle, Nove è la storia comune di una donna che desiderava così ardentemente avere un figlio da aver ricorso alla fecondazione assistita, pratica vietata in Italia per le coppie omosessuali e per le donne single. Nove è la storia di un amore che nasce dalla vista di un piccolo, minuscolo trattino al microscopio, che sboccia dal seme di “Donatore Generoso”, diventato nome e cognome di chi dona qualcosa di sé per creare una vita. Nove è la storia di una famiglia unica ma comune, con nonne amanti del teatro e zie zitelle e acutissime, di mamme amanti dei gatti e di figlie amate sempre, sin dal primo istante.

Con molta generosità e, ancora una volta, amore Egle e Nicola ci hanno regalato uno spettacolo dolce e divertente allo stesso tempo, che nell’arco di poco più di un’ora ci fa assaporare tutti i sentimenti e gli stati d’animo che la vita ci fa gustare: la gioia, l’amore, la felicità, la tristezza e l’abbandono, la solitudine, la disperazione, la speranza, la noia, la gentilezza e la riconoscenza.
Nella semplicità – ma mai banalità – di un teatro diretto, non altisonante o pomposo, Egle e Nicola costruiscono una piccola gemma (come la bellissima, piccola Marina) così rara e splendente da brillare di una luce pura. La stessa luce che rischiara la natura dopo l’inverno, che festeggeremo domani per il suo immenso potere di far nascere e rinascere sempre vita attorno e dentro di noi.