• Home
  • Teatro
  • Nove, l’inno alla vita di Egle Doria

Nove, l’inno alla vita di Egle Doria

Chiude in bellezza la VII stagione di Palco Off Catania

Tra meno di 24 ore festeggeremo la Pasqua, giornata importante non solo per i cristiani cattolici – che festeggiano la resurrezione di Gesù Cristo -, ma per tutti, credenti e non, in quanto festa universale della rinascita e della vita stessa. Quindi quale giorno migliore se non oggi per parlare (e recensire) di Nove, lo spettacolo con Egle Doria – drammaturgia collettiva della Compagnia Madè e con la regia di Nicola Alberto Orofino – ultimo appuntamento della settima stagione di Palco Off Catania.

Nove, monologo di Egle Doria e Nicola Alberto Orofino 1

Il monologo, andato in scena la scorsa settimana al Teatro del Canovaccio, è un vero e proprio inno alla vita e alla famiglia, all’amore delle figlie per le madri e delle madri per i figli. Un amore tanto forte da valicare i confini della morte, incapace di spezzare legami così intensi e di interrompere i dialoghi tra mamma e figlia.

Tratto dalla vita reale di Egle, Nove è la storia comune di una donna che desiderava così ardentemente avere un figlio da aver ricorso alla fecondazione assistita, pratica vietata in Italia per le coppie omosessuali e per le donne single. Nove è la storia di un amore che nasce dalla vista di un piccolo, minuscolo trattino al microscopio, che sboccia dal seme di “Donatore Generoso”, diventato nome e cognome di chi dona qualcosa di sé per creare una vita. Nove è la storia di una famiglia unica ma comune, con nonne amanti del teatro e zie zitelle e acutissime, di mamme amanti dei gatti e di figlie amate sempre, sin dal primo istante.

Nove, monologo di Egle Doria e Nicola Alberto Orofino

Con molta generosità e, ancora una volta, amore Egle e Nicola ci hanno regalato uno spettacolo dolce e divertente allo stesso tempo, che nell’arco di poco più di un’ora ci fa assaporare tutti i sentimenti e gli stati d’animo che la vita ci fa gustare: la gioia, l’amore, la felicità, la tristezza e l’abbandono, la solitudine, la disperazione, la speranza, la noia, la gentilezza e la riconoscenza.

Nella semplicità – ma mai banalità – di un teatro diretto, non altisonante o pomposo, Egle e Nicola costruiscono una piccola gemma (come la bellissima, piccola Marina) così rara e splendente da brillare di una luce pura. La stessa luce che rischiara la natura dopo l’inverno, che festeggeremo domani per il suo immenso potere di far nascere e rinascere sempre vita attorno e dentro di noi.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.