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Pornodramma – L’eutanasia d’amore di Serena Mazzone

Quanto può far male una brutta relazione? Quanto può distruggerci il sesso fine a se stesso? E quanto il vuoto che sentiamo può alienarci fino a farci sentire totalmente estranei a noi stessi?

Sono queste le domande che mi assillano da giorni, da quando ho visto Pornodramma – Eutanasia d’amore di e con Serena Mazzone, realizzato in
collaborazione con Animali celesti- teatro d’arte civile, associazione culturale e di promozione sociale, andato in scena lo scorso venerdì 17 al Teatro Coppola di Catania.

Il racconto sofferto e ininterrotto della protagonista – donna soggetto e oggetto al contempo – è una sottile stilettata dritta allo stomaco, che senza perbenismi e censure, ma anzi con esplicite dichiarazioni ed azioni sessuali mostra tutto il vuoto, il dolore latente, la sofferenza muta che si cela – e nemmeno tanto – dietro una relazione sessuale basata sulla mera ricerca del piacere.

Il monologo ci racconta di una coppia formata non da due amanti – che (si) amano – ma da due estranei, a se stessi e all’altro, che soffocano immancabilmente le frustrazioni, i problemi e le incomprensioni con un sesso feroce, cattivo, egoista, che ricorda più una lotta all’ultimo sangue che una darsi vicendevolmente. Quello che li spinge ad unirsi è solo il desiderio di poter zittire quella depressione, quella solitudine estrema che ritorna ogni volta a tormentarli, quella presa di coscienza che li fa scoprire oggetti della loro stessa vita.

Le innumerevoli vestizioni e conseguenti spogliarelli, nonché i micro tutorial di make up non sono altro che preparativi di confezionamento di una merce: se stessi. Calze, fondotinta, reggiseni, tubini aderenti, tacchi vertiginosi diventano etichette, scatole e involucri di plastica che impacchettano il corpo umano come un nuovo oggetto luccicante disposto sugli scaffali del centro commerciale.

Con molta spontaneità e naturalezza, Serena Mazzone si denuda – letteralmente – per farci vivere nella sua integrità tutta l’amarezza e lo squallore di un essere umano ridotto ad un strumento di piacere. Nessuna sensualità o malizia, le scene di sesso sono soltanto tristi, vuote, spente.

Ed è così che mi sono sentita anch’io guardando Pornodramma, come se quel vuoto messo in scena avesse avvolto anche a me e mi avesse isolato da tutti per giorni e giorni. Adesso che l’ho messo su carta (digitale, ma sempre di un foglio si tratta!) mi sento finalmente di aver compreso fino in fondo lo spettacolo e di aver potuto lasciare alle spalle quel vuoto alienante che solo la mancanza di un’interazione vera con gli altri può creare.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.