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Giornale e caffé

Giornali, giornalisti e ordini: tra nuove ribellioni e vecchi rancori

Come ogni primavera fra i trend della stagione si trovano tinte pastello e stampe floreali, anche quest’anno mi ritrovo a discutere/riflettere sul tanto odiato-amato ODG (leggi Ordine dei Giornalisti).
Esattamente come allora mi ritrovo a bazzicare nel mondo della stampa in maniera ufficiosa (“abusiva” potrebbero definirlo alcuni); oggi, a differenza di allora, le mie giornate non passano più nell’ansia di fare, scrivere e dimostrare, ma nella digital agency in cui lavoro.
Quindi mi ritrovo a rispolverare un vecchio articolo scritto da Marino Regini su Italians,  in cui si discuteva dell’accesso macchinoso (quasi da loggia massonica) non tanto alla professione del giornalista, quanto all’iscrizione all’ordine dei suddetti professionisti.
“Possono esserci giovani che hanno doti giornalistiche straordinarie ma hanno fatto percorsi formativi differenti, magari più spezzettati e individuali. Possono avere svolto una pratica professionale al di fuori dei due canali standard previsti dall’Ordine, ma con contenuti e risultati di altissima qualità. Tutti parliamo di merito, ma escludere questi giovani dalla possibilità di iscriversi all’albo significa premiare la standardizzazione dei percorsi a prescindere dal merito dei risultati”. Marino Regini
Come scrive Regini ci sono ragazzi che svolgono, egregiamente, questo mestiere al di fuori dei canali previsti dall’Ordine (Severgnini parlava delle tre nuove forme dell’impresa giornalistica, della pratica individuale e dell’esperienza all’estero) eppure il loro lavoro, il loro impegno e fatica non vengono assolutamente presi in considerazione dalle burocratiche authority. 
Se il nostro ordine professionale saprà adattarsi ai tempi, sopravviverà. Altrimenti, scomparirà. E nessuno lo rimpiangerà. Certamente non i ragazzi di oggi, nostri colleghi di domani”. Beppe Severgnini
Adattarsi è l’unica caratteristica davvero essenziale per qualunque essere vivente: è ciò che rende possibile sopravvivere ai cambiamenti.  Ma quanto l’ODG sarà disposto ad adattarsi? Quanto i vecchi giornalisti saranno disposti a rinunciare all’emblema (se non addirittura simulacro) della loro professione? Quanti sapranno accettare questa nuova sfida e mettersi in gioco senza il mantello rassicurante dell’Ordine?
Dall’altro lato c’è chi si sta già opponendo alle regole, sempre più stantie ed inadeguate, dell’ODG: proprio di oggi la notizia della ribellione di Gianluigi Paragone alla formazione obbligatoria prevista dall’ordine (qui maggiori dettagli sulle motivazioni del giornalista de La Gabbia).
Sicuramente la prossima primavera insieme alle bluse floreali, uscirò dall’armadio qualche altro momento di riflessione sull’argomento; chissà che nel frattempo non si risvegli qualche coscienza e che la collezione spring-summer 2017 ci porti qualche bella novità anche nel campo della stampa.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.