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Tina e le giornate al mare (non di Pantelleria)

Più del pareo colorato, più delle infradito, più della borsa di paglia: a fare subito estate è l’immancabile libro/i dentro la borsa.

In quanto periodo di relax e di vacanza (per qualcuno, ahimè!), è il momento in cui tutti, ragazzi e non più ragazzi, accaniti lettori e non, svaligiano librerie con la promessa-mantra del “leggerò tantissimo”. E io non faccio eccezione.

Alla prima (forse era la terza…) giornata di mare utile, oltre la protezione 50+ mi sono portata e finita uno dei nuovi acquisti: Tina, il nuovo libro di Alessio Torino (pubblicato da minimum fax).

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Già l’immagine in copertina mi aveva fatto sognare un bagno a mare, nel blu e mosso mare di Pantelleria, l’isola rocciosa in cui è ambientata la storia di Tina e sua sorella Bea (si chiama proprio come la mia di sorella!). Le premesse per innamorarsi della storia c’erano tutte, eppure qualcosa non è andato: non è scattata la scintilla.

Forse erano troppe le aspettative che nutrivo per questo libro, troppa l’attesa che mi aveva già fatto immaginare una storia e una vicenda, troppa la pubblicità/promozione vista in rete. Ho cominciato a leggerlo con due valigie cariche di impressioni mentre il mood più giusto era partire da nomade senza meta.

La storia, come riporta il sito della minimum fax, è quella di Tina, una ragazzina scambiata da tutti per un maschio, di sua madre e sua sorella Bea, arrivate in vacanza a Pantelleria. Dietro l’apparenza di una normale vacanza estiva, si cela il dramma di una famiglia: pochi mesi prima, il papà di Tina lascia la moglie e la sua casa per correre dietro a un’amante di vent’anni più giovane. Eppure per due bambine piccole questa tragedia familiare assume degli aspetti di giorno in giorno diversi. Ma oltre alla loro storia c’è quella degli altri personaggi dell’isola: una campionessa di nuoto francese che affascina Tina, il suo fidanzato che colpisce al cuore Bea, un uomo alla deriva che attira più del dovuto la madre.

Pantelleria

Seppur breve, solo 141 pagine, Tina è potenzialmente pieno di angoli e scorci diversi sul dolore, l’abbandono, l’estate amara di chi si ritrova solo. Scrivo potenzialmente perché in certi momenti ho avuto l’impressione che la storia avesse un ritmo accelerato, volontariamente veloce che saltasse da un punto all’altro senza aver prima preso la rincorsa. Per carità, sono un’amante della scrittura sintetica, essenziale, ma in questo caso, in questa storia molti input vengono lanciati per essere subito abbandonati. Ed è un vero peccato perché soffermarsi ancora un momento a guardare il panorama avrebbe reso più scorrevole e meno sincopata la lettura. Però non ve lo sconsiglio totalmente: Tina è uno di quei libri che anche se non vi resterà impresso, anche se non lo leggerete e rileggerete nel tempo, mi farà per un attimo assaporare l’aria profumata di capperi di Pantelleria. E se come me non siete ancora in vacanza, per un momento vi sembrerà di essere sdraiati sotto il sole cocente del Sud.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.