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Libri VS Gadget: cosa salverà le librerie?

Crisi o non crisi, avvento del web 2.0 e congiunture astrali, la brutta (e ormai nota da tutti) notizia è che le librerie chiudono. Ne chiudono sempre di più.  Se da una parte aumentano le vendite dei libri cartacei, sia in America (del 2,5 per cento nel 2015 e del 6,1 per cento nella prima metà del 2016) sia in Italia, seppur con un timido 1,6% nel 2016, crescono di contro le librerie storiche, indipendenti &co. che sono costrette a gettare la spugna di fronte a colossi della vendita, Amazon e catene in franchising in primis.

È arrivata all’ultima pagina. Fanucci, la storica libreria di fronte al Senato ha chiuso. Scomparirà la bella stampa in stile liberty accanto all’ingresso, le pagine scritte appese alle pareti verranno staccate. Si svuoteranno gli scaffali di narrativa e se ne andranno i colori dallo spazio riservato ai libri per bambini.

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Nonostante l’impegno e la passione dei librai, nonostante il supporto degli affezionati lettori, spesso le piccole realtà indipendenti  per sopravvivere sono costrette ad ordire piani e strategie degni di un comandante dell’esercito romano. Arredamenti rinnovati, luci soffuse e pareti colorate spesso non sono sufficienti per attrarre i lettori. E nemmeno 3×2 in stile Auchan, sconti e sezioni outlet riescono nell’intento, così come i mille e improbabili gadget che affollano mensole e ripiani: t-shirt motivazionali, poster e stampe, portachiavi e penne col nome di battesimo, nonché sciarpe con brani di romanzi (molto belle però quelle di FreshComfy e di LabelMeCreation su Etsy)  per quanto gradevoli ed esteticamente accattivanti, non possono certo sostituire il fascino e potere dei libri sui lettori.

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Cosa li (in realtà “ci” XD) spinge ad entrare in una libreria e a tornarci e tornarci ancora, non è la collana giratempo di Harry Potter, né l’anello del potere de Il Signore degli anelli, né la sciarpa con la stampa della celebre e romantica dichiarazione di Mr. Darcy, ma semplicemente i libri e come sono presentati.* Perché se in un primo momento ci si può perdere tra i mille colori e forme di agende e taccuini, tra tazze, pennarelli, matite e shopper bag, un lettore non può che sentirsi frustrato e disorientato dalla assoluta ignoranza di alcuni commessi all’interno delle grandi catene di librerie. Ritrovarsi a dettare lettera dopo lettera il cognome di autori abbastanza noti, provare a spiegare in pochi minuti la differenza tra sociologia e psicologia, è quanto di meno allettante esista per attrarre chi ama i libri.

 

Libreria-sullisola

La libreria ideale, quella che ti fa venire voglia di restare lì dentro a leggere per ore ed ore senza rendersi conto del tempo che passa, è una libreria che seppur meno colorata e colma di oggetti è ricca di libri, dei più impensabili. È una libreria in cui ogni richiesta più disparata non si scontra con facce allibite ed impaurite, ma con domande curiose e suggerimenti. Ahi noi questi piccoli templi della lettura sono davvero rari.

Il sacro e antico mestiere del libraio (non del semplice commesso) presuppone innanzitutto una grande, grandissima passione per la lettura. Come si può consigliare un libro, proporre alternative e/o novità editoriali senza conoscere minimamente l’argomento? Mi sembra alquanto difficile. Probabilmente gli unici ingredienti davvero indispensabili, aldilà di strategie e scelte più o meno sensate, sono la passione e l’amore per il proprio mestiere. In mancanza di entrambi non esiste gadget che riesca a sopperire.

 

 

*Due anni fa esprimeva lo stesso concetto anche Paolo Armelli su Wired nell’articolo “La ricetta per salvare le librerie? Più libri, meno gadget”.

Curiosa, chiacchierona, giornalista per diletto, copywriter, lettrice instancabile, puntigliosa, a volte polemica. Amo l'odore dei libri nuovi e sul comodino ne ho sempre almeno 4/5 già iniziati.